Nello sviluppo della nostra mappa del territorio grande importanza riveste la dimensione “tempo”. La PNL mostra come l’esperienza individuale abbia una struttura: ogni struttura è costituita da elementi o da fasi che si succedono nel tempo, che appaiono quindi ordinate in una certa sequenza.

Se debbo eseguire un certo compito, ad es. al computer, dovrò rispettare una certa sequenza di fasi: accendere il computer, attendere l’inizializzazione del sistema, selezionale il programma desiderato, selezionare un’opzione del menu principale e iniziare a lavorare utilizzando i vari comandi all’interno di questo menu.

Tutto ciò implica una successione di fasi e, se tale successione viene alterata, ferme restando le varie operazioni che ho elencato, la cosa non funzionerà. La sequenza è altrettanto importante delle operazioni, in quanto queste sortiranno il risultato desiderato solo a condizione che si trovino nella giusta sequenza, non in altre.

Ma individuare una sequenza significa inserire tali operazioni all’interno della dimensione “tempo”, distinguendo un “prima” da un “dopo”.

Abbiamo visto come il linguaggio sia sempre rivelatore del programma sottostante il nostro comportamento, in quanto indica i sistemi rappresentazionali utilizzati per guidarlo copertamente. Il linguaggio può rivelarci questo – anche riguardo alla sequenza temporale – a condizione di essere in grado di “demetaforizzarlo”, ossia di coglierlo nel suo significato letterale, o meglio rappresentazionale.

Spesso le persone dicono frasi tipo: «Mi sono lasciato il passato alle spalle», «Il mio passato mi perseguita», «Vedo il futuro davanti a me», «Non ho un futuro», «Sto procedendo verso il futuro», o ancora: «Non riesco a vedere chiaramente nel mio presente», «Il presente mi sfugge», e quant’altro.

Demetaforizzando queste espressioni, ossia leggendole nella chiave dei sistemi rappresentazionali, emerge la “linea del tempo” o Time Line” (TL).

La Time Line, ossia la rappresentazione visiva del tempo, costituisce uno dei fattori strutturali appresi di maggior valore organizzante all’interno della personalità: essa è per la mente ciò che lo scheletro è per il corpo.

Ciò è legato al fatto che il processo di generalizzazione – che corrisponde a quello logico del ragionamento induttivo – avviene lungo il fiume del tempo: in particolari momenti della nostra vita passiamo attraverso esperienze significative, i cui effetti vengono estesi ad altri contesti spaziotemporali, dando origine a categorie concettuali, equivalenze, regole, convinzioni e, in definitiva, alla nostra mappa del territorio.

Il numero di volte che un certo tipo di esperienza dev’essere vissuta per poter essere generalizzata è soggettivo: alcune persone hanno bisogno di un numero considerevole, altre di una sola esperienza, come nel caso di coloro che soffrono di una fobia. Il valore portante e strutturante della Time Line nei confronti della personalità dipende anche dal fatto che in base ad essa le esperienze vengono suddivise in:

a) reali (passate e presenti) ed immaginarie (future): distinzione a cui è legata la percezione della realtà, anche se i ricordi sono per lo più frutto di rielaborazione rappresentativa che li rende, in parte, costruiti;

b) cause (precedenti) e effetti (seguenti): distinzione a cui è legata la rappresentazione di un universo fatto di fenomeni coerenti e sequenziali e la conoscenza dei modi attraverso cui soddisfare i nostri bisogni.

La sfera affettiva (dal latino affectum, ossia inclinazione sentimentale, moto dell’animo) o dell’irrazionale si compone di emozioni, stati d’animo e sentimenti. Le emozioni sono evanescenti, gli stati d’animo possono invece durare nel tempo, mentre i sentimenti mostrano una consistente componente cognitiva.

Questi vari aspetti della sfera dell’irrazionale hanno tutti un comune denominatore: dipendono dal tempo.

Consideriamo gli stati d’animo.

Quelli spiacevoli costituiscono la base di ogni problema, in quanto se non vi fosse uno stato d’animo spiacevole, come la paura, la vergogna, l’ansia, l’incertezza, non esisterebbe alcun problema, ma solo fatti di varia natura.

In relazione alla linea del tempo esistono due tipi di stati d’animo: quelli che dipendono dal passato e quelli che dipendono dal futuro. Tra i primi annoveriamo la colpa e la vergogna, oltre che alcune componenti della depressione, come il senso di fallimento, mentre tra i secondi ritroviamo la paura, l’ansia – quale paura senza oggetto – e altre componenti della depressione, come l’attesa di fallimento, ossia la sfiducia nelle proprie capacità – base della caduta di autostima.

Se prendessimo, ad es., il senso di colpa e ci chiedessimo cosa sarebbe di tale stato d’animo se tornassimo ad un momento precedente il verificarsi dell’episodio dal quale esso è sorto e da quel punto di osservazione guardassimo verso quell’episodio stesso come un momento futuro, ci accorgeremo che non possiamo sentirci in colpa.

Il senso di colpa infatti, come del resto tutti gli altri stati d’animo, appare indissolubilmente connesso ad una precisa sequenza di eventi, la quale, se viene invertita, da luogo all’annullamento dello stato d’animo in questione.

Lo stesso dicasi per la paura: cosa accadrebbe se raggiungessimo un momento seguente l’episodio ansiogeno, successivo la sua conclusione positiva, e da quel punto di osservazione contemplassimo il passato?

La TL riguarda la sequenza rappresentazionale degli eventi, dalla quale dipende in larga misura la loro tonalità affettiva positiva e negativa.

Ciò significa che, invertendo o semplicemente modificando la successione di rappresentazioni, anche la tonalità affettiva, l’impronta emozionale necessariamente cambia, così come cambierà l’esperienza stessa sul piano rappresentativo.

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